tutti i diritti sono riservati.


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Il diritto d'autore
è una cosa seria ed è tutelato dalla legge 248/2000, la quale prevede sanzioni amministrative e sanzioni penali.


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venerdì 19 ottobre 2012

UNA FAVOLA "DIVERSA" PER UN MONDO NUOVO E....."DIVERSO"


Avevo detto, qualche post fa, che volevo una nuova favola che raccontasse una nuova storia.....diciamo....diversa....beh! ci ho provato!!!!



C'era una volta una matrigna.....

anzi no! C'era una volta un diverso....

anzi no! C'era una volta e c'è ancora....

vabbè è meglio iniziare....

La favola che sto per narrare è nuova, mooolto nuova...
non la trovate in libreria e neanche a scuola perchè l'ho appena scritta e ve la voglio raccontare....


In un luogo non tanto lontano da casa tua...
si, si, hai capito bene!! proprio vicino alla tua casa!!
c'è un palazzo di tre piani,coloratissimo!!!! 


all'ultimo piano ci abitano due signorine con il loro cane Fredo.
Loro sono sempre sorridenti e stanno sempre insieme, spesso le puoi incontrare mentre vanno a spasso con Fredo ma i luoghi che frequentano non sono giardini o il marciapiede, loro portano il loro cane a spasso per le scale....dicono che, siccome è un po' grassottello, lo aiutano a smaltire un po' di chili....Sono due signorine, diciamo....un po' diverse!!

.Al secondo piano,abitano Fatima, Mohamed, Said, Adil e Amir  il loro barboncino bianco. Fatima e Mohamed sono sposati da molti anni e non sono più giovanissimi, Amir fa loro molta compagnia poiché i loro figli Said e Adil sono spesso fuori casa.
Fatima e Mohamed spesso si ritrovano a cenare da soli e quando apparecchiano la tavola, l'apparecchiano per tre, hanno comprato un seggiolone dove sistemano Amir per averlo a tavola con loro, gli mettono un bavaglino e a turno lo imboccano, proprio come fosse un bambino...il loro ultimo arrivato, il più piccolo.....Sono una coppia, diciamo....un po' diversa!!!
 

Al pianoterra invece abitano due coniugi, loro non hanno figli, si chiamano Paolo e Anna.
Paolo da molti anni non riesce a camminare, le sue gambe hanno deciso di non muoversi ma lui non si perde d'animo, si sposta con l'aiuto di una carrozzella e ha comprato un'automobile speciale che riesce a guidare perchè tutti i comandi può farli funzionare con le mani. Anna è sempre insieme a lui, sempre sorridente e gentile, l'unica cosa che la fa arrabbiare sono gli sguardi impietositi di alcune persone, quelle che quando incrociano per strada guardano suo marito come fosse un extraterrestre con un'aria compatita, senza preoccuparsi di scambiare due parole...quando capita, Anna li guarda dritti negli occhi e con tono seccato dice: “Mio marito non puo' camminare ma ad un buongiorno riesce a rispondere!!!!”........Sono due coniugi, diciamo....un po' diversi!!!!


In questo condominio sono davvero tutti diversi......!!!


Ah! ma....dimenticavo!!!.....Ho saltato il primo piano!! chi vivrà mai al primo piano??

....Al primo piano, a dire il vero, non si capisce bene chi ci vive, di fisso si vedono un uomo, una donna e una bambina, ovvero: Roberto, Claudia e Michela, poi di tanto in tanto e anche abbastanza spesso, arrivano altri due bambini, Alessandro e Rachele. Michela quando si rivolge a Claudia, la chiama mamma ma quando si rivolge a Roberto lo chiama per nome......Alessandro e Rachele quando si rivolgono a Roberto lo chiamano papà ma quando si rivolgono a Claudia la chiamano per nome.....
CERTO CHE E' DAVVERO MOOOOLTO STRANA QUESTA COSA!!!!.....MA FORSE HO CAPITO!!!

Credo che Claudia e Roberto avessero già dei figli quando si sono conosciuti, forse erano entrambi divorziati ma poi si sono incontrati ed innamorati, hanno deciso di sposarsi e vivere insieme. Michela, vivendo con mamma Claudia è sempre in quella casa al primo piano, invece Alessandro e Rachele vivono in casa con la loro mamma che abita in un'altra via ma spesso vengono a passare del tempo con il loro papà Roberto. Mamma mia!! che confusione!!!

Dunque ricapitolando!! mamma Claudia è la matrigna di Alessandro e di Rachele e papà Roberto è il patrigno di Michela. Matrigna Claudia, compra cesti di mele ma non di quelle avvelenate, le compra perchè ai suoi figliastri Alessandro e Rachele piace tanto lo strudel e la torta di mele....e patrigno Roberto spesso va a prendere a scuola la sua figliastra Michela e le compra anche il gelato.....

.Ridono sempre e c'è un po di confusione in quella casa al primo piano....chissà quanti nonni, e nonnastri, zii e ziastri, cugini e cuginastri......?????!!!!!....Sono una famiglia, diciamo....un po' diversa!!!


Per concludere questa favola di nuova generazione,(una favola nuova...mooolto nuova...ricordate?)... mi viene da dire:
in questo condominio sono tutti diversi ma è proprio questo che lo rende speciale, pieno di colori diversi, sono tutti un po' bizzarri e un po' speciali, tutti si occupano di qualcuno a loro caro ma ognuno con i propri modi e ognuno ha qualcosa da insegnare all'altro perchè.........ah! Il finale...che sbadata!!!
.Tutti vivono felici e......DIVERSAMENTE .......!!!

sabato 21 luglio 2012

Il Vittimismo

Molte persone soffrono di questo psuedo male, che si può comunemente definire vittimismo.Ma il vittimismo è uno stato sociale, ineteriore che la stessa persona che lo manifesta sviluppa in maniera costruttiva ed articolata, insomma è una vera e propria deviazione psicologica, radicata nell'ego e nell'es, che viene delineato dai più normali fino a diventari convulsi atteggiamenti verso il prossimo.Ma chi è colui che soffre di vittimismo?Solitamente si tratta di una persona che per indole ed insicurezza, è asociale di natura, non ha capacità di interazione, anzi per meglio dire non riesce ad applicarle, per il semplice motivo che non riesce ad avvalersi di scambi interpersonali, e fugge da essi, ma allo stesso tempo ne soffre e sente l'esigenza di avvicinare e rapportarsi alle persone.E' una persona debole in fondo al suo essere, e bravissima a trovare la pagliuzza nell'occhio altrui, tralasciando la foresta amazzonica abbattuta che ha nel suo!!!Quindi per creare un utopico rapporto, dove gli vengano date le attenzioni che reclama, manifesta la figura della vittima, incompresa, deprecata, dai falsi boia che tende ad animare nella sua mente insicura, ed a raccontare alla persona a cui tende a legarsi in maniera quasi morbosa, i torti, immaginari ovviamente, che ha subito.Il "vittimista" solitamente, anzi sempre, è un reo bugiardo, infatti le sue versioni sono prive di fondamento, nate dalla mania di stare al centro dell'attenzione (esigenza umana l'uomo è un animale sociale ma non tutti riescono a esserlo trasparentemente), e di deprecare ed infangare, coloro che vede come usurpatori ingiusti della popolarità (dobbiamo sempre vedere questa cosa nell'ottica del vittimista), inoltre, essendo bugiardo di natura come prima dcevo, non ha nemmeno la coscienza di ammettere le proprie colpe di fronte ai suoi immaginari boia, anzi incentra la sua "malattia sociale", infierendo contro di loro, reclamando una ragione che nemmeno Dio gli accorderebbe ne in cielo e ne tantomeno in terra.Insomma se vogliamo dirla tutta, i vittimisti camminano armati, hanno questo coltello dalla parte del manico, e più essere vittime sono tarli rosicanti di una mela sociale, mentre noi poveretti siamo le sue vittime designate. (web)

mercoledì 6 giugno 2012

Padre degli anni '80

Tu presenza assente
ancora presente...
Tu che mi hai insegnato ad essere indipendente
ed io ho imparato a non chiedere aiuto....
Tu che hai condizionato le mie scelte
ed io ho scelto uomini rendendoli insignificanti per riuscire
a sentirmi qualcuno.....
Tu che non mi hai mai detto brava
ed io per sentirlo ho messo al mondo figli.....
Tu che i tuoi silenzi sono disapprovazioni...
Tu, ancora tu.....
Tu che hai solo da insegnarmi.....
mi hai mai ascoltata?...mi hai mai amata?.....
Cosa sai di me?......
dei lunghi tentativi per amare me stessa...
dei miei cattivi umori....
le mie doti le conosci?.....
dei tuoi silenzi che rimbombano disapprovazione...
delle tue parole che indicano ogni volta qualcosa che non sono...
Tu padre degli anni '80
che hai sempre ascoltato, elogiato tutti tranne me
Io tua figlia...insignificante
cresciuta in un contesto di contraddizione
costretta a soffocare aspirazioni
mai abbastanza brava, mai abbastanza credibile
mai abbastanza.....



Non c'è più bisogno dell'abbraccio che
chiedevo un tempo
 eppur ancora ti chiedo...
 eppur ancora fai male....



mercoledì 2 maggio 2012

Le lacrime che non ha raccontato al mondo


Le lacrime che non ha raccontato al mondo

bruciano negli occhi e soffocano nella gola,

sono grida mai lanciate per non provare vergogna

per sentirsi meno sbagliata nel trascinarsi dietro

ferite invisibili agli occhi ma profonde fino al cuore.

...Un'altra pietanza sta sera, mal farcita, poco nel piatto

o forse è troppo....

pronta per un'alzata di voce o un'alzata di dito

ad indicare che qualcosa non va'

ma cosa? lei non sa mai cosa...

qualcosa che ha fatto o che non ha fatto..

qualcosa che ha detto o che non ha detto..

Lei donna affranta, lei donna umiliata, lei donna rimproverata,

lei donna sbagliata....

Le lacrime che non ha raccontato al mondo

segnano il suo viso dentro le mura di casa,

casa diventata prigione di amarezza di angoscia e di paura,

paura di un uomo che la sua fragilità nasconde dietro all'alzata di voce

o all'alzata del suo dito,

un uomo che lei chiama "marito"

che le ha trafitto il cuore e lentamente lei da sola....muore



venerdì 23 marzo 2012

La quiete dopo la tempesta

Ho sentito il battito del tuo cuore accellerare
e ho sentito il tuo respiro attendere,
 l'odore acre del sudore dimostrare la fatica di tante parole
 in un susseguirsi di sguardi e lacrime,
 i nostri inguini danzare in un intreccio disegnato dai nostri arti,
arrivare per essere esausti e i nostri sguardi a chiedere la quiete.
 Il silenzio della notte a testimoniare il nostro frastuono
che arrendevole si placa e il sonno ci prende
ed è tutto in quel presente,
così ovattato e senza più smania,
 l'inizio degli inizi.... e poi un bacio... e ancora....

I passi dei tuoi anni

Asfalto e pietre testimoni di scarpe piene di passi,
 di pensieri appoggiati sulla fronte.
 Terra e polvere si posano sui capelli e sul viso,
occhi cerchiati e labbra tiepide
 i colori del vento di orizzonti calpestati,
scolpiti sulla pelle,
 rivelano le correnti attraversate
 e appari più bella,
nuda ed essenziale.

mercoledì 14 marzo 2012

martedì 13 marzo 2012

Donne che corrono coi lupi

Il libro che porto nel cuore e nella mia essenza......

Il libro-culto che ha cambiato la vita di milioni di donne. Attingendo alle fiabe e ai miti delle più diverse tradizioni culturali, Clarissa Pinkola Estés fonda una psicanalisi del femminile attorno alla straordinaria intuizione della Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi. Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana nonché maestra indiscussa nella ricerca della felicità per milioni di donne, ripropone in una versione ampliata, aggiornata e ricca di approfondimenti l'intramontabile capolavoro di arte, poesia, psicologia e spiritualità che, dagli anni Novanta, continua ad affascinare e influenzare intere generazioni. La Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi è la straordinaria intuizione che ha fondato una psicanalisi del femminile. E ha cambiato la vita di moltissime persone. Non meno originale è il metodo utilizzato dalla studiosa che, attraverso un lavoro di ricerca ventennale, ha attinto alle fiabe e ai miti presenti nelle più diverse tradizioni culturali, per aiutare il lettore a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un'esistenza non conforme ai bisogni più autentici e a «correre» con il proprio Sé.
 Barbablù, La Piccola Fiammiferaia, Vassilissa, Il Brutto Anatroccolo... Fiabe udite durante l'infanzia e trasformate, in questo testo unico e ora ancora più chiaro e completo, in magiche suggestioni per crescere interiormente.

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 Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gi antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
 Clarissa Pinkola Estès – Prefazione a Donne che corrono coi lupi

sabato 25 febbraio 2012

Chiusa nell'angolo

Vi è mai successo di sentirvi chiusi in un angolo?
    credo che almeno una volta nella vita chiunque abbia provato questa sensazione.....
Senti di non avere via d'uscita e allora il respiro diventa faticoso, la gola si stringe e non riesci a pensare positivo.
 Il punto è che riconosco ormai questa sensazione e so che dall'angolo se ne esce per iniziare una nuova avventura, il cambiamento è prossimo....
     Mi è successo altre volte e dovrei sapere come fare ma perchè questa volta mi sembra più difficile?
Io non volevo questo cambiamento, un cambiamento si ma non di questo genere.

      Autocritica: dal momento che desideravo "un" cambiamento dovevo aspettarmi l'inaspettato, orientando il timone verso una nuova direzione tutta la prospettiva cambia e tutti coloro che la circondano assumono un aspetto diverso e subiscono a loro volta "un" cambiamento......non si può mai prevedere dove ci porta la nuova direzione e non si è mai completamente preparati.


Ora si tratta di attingere dalle proprie risorse, dalla propria creatività ed usare gli strumenti in nostro possesso per uscire fuori da quell'angolo e magari scoprire di avere nuove risorse e nuovi strumenti da utilizzare. Quì si tratta di capire davvero quanta autostima abbiamo accumulato nel corso della nostra vita perchè più ne abbiamo e meno saremo spaventati.
    Tutto cambia, compresi noi in quanto soggetti in continua evoluzione, tutto cambia nel momento in cui "tu" cambi, le persone intorno a te se ne accorgono e a volte subiscono il "tuo" cambiamento e a loro volta, può capitare, si sentiranno nel loro angolo, è un filo che unisce delle forze che s'innescano, che ti piaccia o meno devi farci i conti prima o poi e per quanto può sembrare in apparenza paradossale, siamo sempre noi a scegliere di cambiare.

martedì 21 febbraio 2012

La voce invisibile del vento (Clara Sánchez)

LA TRAMA
Spagna, località di Las Marinas. La luce si è ritirata verso qualche luogo nel cielo. Il buio della notte avvolge le viuzze del paese e il mare è nero come la pece.
Julia ha perso la strada di casa: è circondata dal silenzio e sente solo la voce del vento che soffia dal mare, e profuma di sale e di fiori.
Non ricorda cosa sia successo: era uscita a prendere del latte per suo figlio, ma sulla strada del ritorno all'improvviso si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale l'attendono il marito Félix e il figlio di pochi mesi. Prova a contattarli da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale.
Tra le vie oscure e labirintiche c'è solo una luce, quella di un locale notturno. A Julia non resta altra scelta che raggiungerlo, nella speranza di trovare qualcuno che l'aiuti. Qui, quasi ad aspettarla, c'è un uomo, un tipo affascinante, con la barba incolta e l'accento dell'Est Europa, che sembra sapere tante, troppe cose su di lei. Si chiama Marcus: Julia ha la sensazione di averlo già incontrato da qualche parte. 
Fidarsi di lui è facile. Eppure Marcus non è quello che sembra e nasconde qualcosa, come ha appena scoperto anche Félix, che sta cercando in tutti i modi di riavere Julia con sé.
Ma la donna può affidarsi solo a sé stessa. Deve ascoltare il vento che continua a soffiare intorno a lei.
Deve capire cosa sta accadendo. 
Perché è lì, nel suo istinto di sopravvivenza, che può trovare finalmente la strada di casa.

Consigliatomi da un amico.....

domenica 19 febbraio 2012


.....Oggi sono ritornata nei luoghi dove sono cresciuta, un
 quartiere nella periferia di Torino .....
       quartiere popolare dove chi ci viveva portava con se' il
 marchio della "persona poco raccomandabile"....
    quartiere dove ho imparato a riconoscere il buono e il 
cattivo....
     quartiere dove ho imparato a scegliere...... 
in genere ci torno per andare a trovare i miei genitori e ci vado 
sempre in macchina, parcheggio nel solito posto e salgo a casa
 loro.

Questa mattina dovevo rinnovare la carta d'identità e ho scelto
 quell'ufficio anagrafico, lo stesso che ho utilizzato per fare
 la mia prima carta d'identità......

    Ho parcheggiato l'auto poco distante e ho deciso di camminare 
in mezzo a quei luoghi, ad un certo punto ho risentito gli odori
 e il profumo dei fiori e degli alberi, rivisto panchine, la mia
 vecchia scuola media e per una strana ragione, mi sono sentita a casa.
Per una serie di vicessitudini, ho traslocato tante volte nella
 mia vita, cambiando diversi quartieri, ma ho capito che quel 
quartiere è casa mia.

    Ho rivisto la mia infanzia e la mia adolescenza, quei luoghi
 mi hanno riportato alla memoria volti del passato ed un 
miscuglio di sensazioni sono riaffiorate, le persone avevano
 un'aria familiare ed ho sentito il mio cuore felice.

        Ho camminato lentamente e mi sono fermata al mercato per
 comprare dei pomodori, sono entrata in panetteria ed ho 
comperato il pane....tante cose sono cambiate....
       il quartiere è completamente rinnovato.....ma le 
sensazioni che si respirano sono le stesse, 
la gente semplice che non ti nega un sorriso o due parole, gruppi 
 di signore anziane che con le borse della spesa si fermano a
 chiacchierare tra loro...non mancano neanche le facce che ti
 scrutano perchè non ti riconoscono...in quel quartiere bene o
 male ci si conosce tutti, oggi come allora è come stare in un 
piccolo paese di provincia.

Tutto questo affluire di sensazioni ed emozioni, mi hanno 
riportato a quando ero solo "figlia" e mi hanno costretto ad una
 riflessione....il mio passato.
Tutto questo apparteneva al mio passato....l'essere solo "figlia"
 fa parte del mio passato....i miei genitori fanno parte del mio
 passato....Nel frattempo nuove persone hanno accompagnato il mio
 cammino, nuove sensazioni mi hanno fatto crescere...nuovi
 profumi....nuovi progetti....ma la mia casa è lì nel mio
 passato....perchè mai, bisogna dimenticare da dove si 
proviene...mai!!

     Oggi sono madre e per la prima volta in maniera consapevole,
 mi rendo conto che farò parte del passato di mia figlia....ma la
 cosa non mi rende triste anche se un po' di nostalgia nel
 pensarlo mi pervade...Però ne sono felice!!
Perchè è nel passato che ritrovi la tua casa....quella 
interiore....quella reale
e sono così orgogliosa di aver messo al mondo mia figlia perchè
   so' che anche lei un giorno si guarderà indietro e risentirà i
 profumi....e rivedrà i volti....e scoprirà la sua casa 
attraverso i ricordi che il tempo rende un po' sbiaditi ma che
 restano per sempre......e sono così fortunata ad essere 
diventata madre, perchè diversamente non avrei potuto arrivare a 
questa riflessione e.....riprendendo le parole del grande Khalil
 Gibran...."Tu sei l'arco che lancia i figli verso il 
domani......" io aggiungo.....che il domani è si un nuovo giorno,
   ma sempre il proseguimento del giorno prima....che ci da' lo 
spunto per riflettere... 

giovedì 16 febbraio 2012

le zone erronee Le ricompense psicologiche della dipendenza

Niente da fare...è più forte di me!! "Donne che corrono coi lupi" ha contribuito a cambiare in un certo senso la mia prospettiva...Come faccio a non pubblicare anche questo articolo?? non ce la faccio e....non mi trattengo!!!

Le ragioni per continuare a tenere questo comportamento frustrante non sono molto complicate. Forse le conosci, ma sai anche quanto sono distruttive? La dipendenza può sembrare  innocua, ma è nemica di ogni felicità e soddisfazione. Elenchiamo qui di seguito i vantaggi più comuni che si traggono dal mantenersi in uno stato di dipendenza.
•La dipendenza può tenerti sotto l'altrui custodia protettiva con l'infantile beneficio di non essere responsabile del tuo comportamento.
•Restando dipendente, puoi dar la colpa agli altri dei tuoi difetti.
•Se dipendi da altri, non devi sobbarcarti la fatica e i rischi di cambiare.Altri, al tuo posto, si assumeranno le varie responsabilità e, contando su di loro, ti senti al sicuro.
•Puoi compiacerti con te stesso perché sei compiacente con gli altri. Hai appreso da bambino che il modo di essere buono è di far piacere alla mamma; ora, sono molte le simboliche "madri" che ti manipolano.
•Ti risparmi ogni senso di colpa — che invece scegli ogni qualvolta vuoi affermare te stesso. È più facile la remissività, che eliminare il senso di colpa.
•Non è necessario che tu scelga o decida di testa tua. Ti modelli sul genitore, coniuge o altra persona da cui dipendi. Fintanto che pensi con la loro testa o provi ciò che essi provano, non c'è bisogno che ti affatichi per stabilire ciò che pensi o provi tu.
•Quando il risentimento è svaporato, è più facile andar dietro che mettersi alla testa e condurre. Puoi fare quello che ti si dice ed evitare le seccature,anche se non puoi dire che ti piaccia eseguire gli ordini. È tuttavia più semplice che correre i rischi che comporta l'essere una persona. Lo stato di dipendenza è sgradevole perché ti diminuisce: non fa certo di te una persona a tutto tondo, che opera autonomamente. Ma non vi è dubbio che sia più facile

mercoledì 15 febbraio 2012

Gli spett-attori....c'è teatro e teatro!!!!

Il lavoro teatrale non è solo il protagonismo di un ruolo ma può essere molto più interessante se ad essere protagonisti sono tutti i componenti del gruppo ma proprio tutti, pubblico compreso!!! com'è possibile? direte voi, i ruoli sono assegnati e non si è tutti protagonisti! e poi il pubblico? ma figuriamoci!!! niente di più sbagliato. Se parliamo di teatro classico come Romeo e Giulietta è inevitabile e indiscutibile captare i protagonisti e comprendere chi sono gli attori centrali e quelli marginali, le comparse e gli attori secondari ma se invece ci addentriamo nel teatro sociale allora scopriamo che non esistono solo gli attori bensì gli spett-attori. In questo genere lo spettatore, quindi il pubblico, si mischia alla scena, ne viene coinvolto e non è necessario imparare una parte, quello che è  fondamentale invece è l'ascolto, ascoltare in questo caso, vuol dire cercare un'intesa con il gruppo fino in quel momento sconosciuto e con gli attori che a loro volta sapranno coinvolgere senza obbligare le persone che sono ancora al di fuori della scena,  portarle a scegliere di farne parte senza usare il linguaggio verbale ma un linguaggio che ritroviamo nell'approccio con il prossimo; uno sguardo, un sorriso, una mano che si tende verso l'altro, ecco che piano piano ci si ritrova tutti in scena ad occupare uno spazio che fino a poco prima era destinato a chissà che idea di riempimento e all'improvviso non siamo più degli sconosciuti ma si vanno a creare dei contatti. L'uso di oggetti può essere utile per istaurare delle relazioni, alimentando in ognuno la fantasia e stabilendo un contatto visivo ed emozionale davvero interessante. Nel teatro sociale ognuno è attore e spettatore perchè si può scegliere di muoversi anche in tempi diversi e saranno le luci a determinare le azioni. Tutto ciò può apparire improvvisato ma  dietro c'è un lavoro assiduo di performer-attori che guidano i movimenti e i tempi scenici con molto tatto e rispetto, riuscendo ad ascoltare limiti e creatività  presenti in ogni componente, un lavoro di equipe davvero sorprendente che va a toccare le emozioni più svariate, dove s'impara e s'insegna chi è l'altro e chi siamo noi.
    Ho la fortuna di aver conosciuto questo tipo di teatro e delle persone meravigliose......e sentir dire da una persona "non-attore" di 70 anni: "quando vengo quì e lavoro con voi, mi sento libera e a casa"...... mi fa dire: "è stata proprio una bella giornata!!!"

Da....."Donne che corrono coi lupi"

HO TROVATO QUESTO ARTICOLO TRATTO DA UN LIBRO A ME MOLTO CARO....."Donne che corrono coi lupi" .........e ho proprio voglia di condividerlo
https://www.facebook.com/notes/donne-che-corrono-coi-lupi/le-zone-erronee-dichiarare-lindipendenza-cap10/290956837638773

    le zone erronee: DICHIARARE L'INDIPENDENZA cap.10



Qualsiasi rapporto nel quale due persone diventano una sola, dà come risultato finale due mezze persone.L'abbandono psicologico del nido è una delle grandi difficoltà della vita. La dipendenza-vipera s'insinua in molti, molti modi, e debellarla interamente è reso più arduo dalle numerose persone che si avvantaggiano dalla dipendenza psicologica di un'altra. Indipendenza psicologica significa totale libertà da ogni rapporto obbligante, e significa assenza di comportamenti etero diretti.Significa essere esenti dalla necessità di fare cose che non si sarebbero scelte se un dato rapporto non esistesse. Lasciare il nido è particolarmente difficile perché la nostra società insegna a corrispondere a determinate attese nei rapporti coi genitori, coi figli, con persone care, con persone investite di autorità.Lasciare il nido significa diventare se stessi, vivere, scegliere il proprio comportamento. Non vuol dire affatto tagliare i ponti. Se un rapporto ti piace,e non interferisce coi tuoi propositi, sarà da coltivare, da non cambiare. La dipendenza psicologica, invece, implica un rapporto che non permette di scegliere: sei obbligato a essere quello che non vuoi essere.  Ciò, in sostanza, costituisce un atteggiamento erroneo, affine a quello della ricerca di approvazione, di cui abbiamo trattato nel cap. 3. Non vi è nulla di malsano nel volere un rapporto di un certo tipo. Ma averne bisogno, o subirlo, per poi nutrire risentimenti,vuol dire lasciarsi distruggere. Il problema è pertanto rappresentato dall'obbligo che il rapporto impone, più che dal rapporto in sé e per sé.L'obbligo ingenera il senso di colpa e la dipendenza, mentre la libera scelta seconda l'affetto e l'indipendenza. In un rapporto di dipendenza psicologica,non è possibile scegliere; di conseguenza esso sarà sempre improntato a indignazione e malanimo.L'indipendenza psicologica presuppone il non aver bisogno degli altri —non ho detto "non volere gli altri": ho detto "non aver bisogno" di loro. Nel momento in cui essi diventano una necessità, noi diventiamo vulnerabili,schiavi. Se la persona di cui hai bisogno se ne va, oppure cambia idea, o muore, ti ritrovi paralizzato,crolli o addirittura muori. Ma la società insegna a dipendere psicologicamente da tutta una serie di persone, a cominciare dai genitori, e può darsi che, nell'ambito di più di un rapporto significativo, tu sia ancora lì,pronto ad abboccare all'esca. Se in un determinato rapporto senti di dover corrispondere a certe attese, e il corrispondervi ti genera risentimenti, e il non corrispondervi ti genera senso di colpa, puoi considerarti fra coloro a cui conviene darsi da fare per cambiare tale stato di cose. Si comincia a eliminare la dipendenza a partire dalla famiglia dal modo in cui i tuoi genitoriti hanno trattato da bambino, è dal modo in cui tu oggi tratti i tuoi figli.Quante frasi di dipendenza psicologica conservi ancora dentro di te? Quante ne riversi sui tuoi figli?


San Faustino.....la festa di "tutti" i single

Come non dedicare un pensiero ai single "per forza".......
si, perchè c'è una bella differenza dall'essere single "per forza" e single "per scelta".
   I primi versano lacrime ogni 14 febbraio e pensano di essere così sfigati da non riuscire a captare i segnali di cupido, di lui pensano sia un arciere con una mira assai scomposta che non colpisce il cuore ma alle spalle .....aah che dolore!!! perdono speranze  e affogano in serate compensative le loro pene d'amore e si consolano con la festa di S. Faustino che s'illudono essere il Santo dei single pronto a proteggere e a dare speranza che presto sarà un giorno migliore.
         I scondi, i single "per scelta" al contrario, vedono con occhi moooolto diversi la loro condizione e la chiamano "libertà".....festeggiano S. Faustino per affermare con gioia proprio questo concetto....Attenzione però!! perchè durante questi festeggiamenti entrambi i modelli s'incontrano e mentre i secondi si accingono ad aguzzare l'arco per afferrare l'ennesima opportunità di una nuova conoscenza da libertini, i primi possono non riconoscere la tipologia di arco e freccia e per l'ennesima volta afferrano quella che frantumerà nuovamente i loro cuori colpendoli alle spalle....che fatica la vita da single però!!
E allora ai single "per forza" dedico questi versi di Charles Bukowski visto che ho un debole per chi vive di batoste.

La tua vita è la tua vita. 
Non lasciare che le batoste la sbattano 
nella cantina dell'arrendevolezza. 
Stai in guardia. 
Ci sono delle uscite. 
Da qualche parte c'è luce.
Forse non sarà una gran luce ma
la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli Dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma
puoi sconfiggere la morte
in vita,
qualche volta.
E più impari a farlo
di frequente,
più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché
ce l'hai.
Tu sei meraviglioso
gli Dei aspettano di compiacersi in te.

( Charles Bukowski)